Come volontaria faccio parte di una grande famiglia di gatti (più di 130) e umani (pochi) del gattile “I gatti del Nettuno”. E’ nato nel 1998. Il nome non è casuale; infatti, è  collocato  in una vecchia ex polveriera di proprietà demaniale, nell’area dei forti di Genova, ma la sua storia comincia molti anni prima.

 

 

Le origini

C’era una volta un vecchio Parco  e un centinaio di gatti che da più di 50 anni ci vivevano tra la  vegetazione selvaggia, ninfei e fontane. I gatti nascevano e morivano secondo la natura, a volte scomparivano, confermando il  mistero che circonda da sempre la specie felina. Erano beniamini degli impiegati dei numerosi uffici che ospitava la Villa  D'oria Principe . Fu il destino a far innamorare di loro la Gabriella, un’impiegata comunale che poco alla volta divenne la vera “mamma” della colonia. La conobbi nel 1996. Già allora affittava un locale del palazzo che trasformò in infermeria per i gatti malati e le femmine in degenza dopo la sterilizzazione.

Era bello vederla arrivare in Villa anche dopo che il suo ufficio traslocò all’altro capo della città. Una folla di gatti la aspettava  sotto il porticato. A un certo punto, individuata la sua sagoma che varcava il cancello, in fondo al porticato, il gruppo si metteva in movimento. Qualcuno riusciva a saltarle in braccio, altri si limitavano a stiracchiarsi emettendo un miagolio sottile (“mrrrrr….sono un povero gattino affamato….”). Il viso della Gabriella diventava dolce e sereno: stava per cominciare il grande rito del pasto e delle intimità in famiglia.

Il trasloco

 L’idillio fu interrotto dalla decisione dei principi D'oria di far fruttare la vecchia dimora, trasformando il parco e la villa in un museo. I gatti furono sfrattati e trasferiti, a costo di stress e fatica di tutti noi, nella attuale struttura, allora ex magazzino edile, pieno zeppo di detriti  e in uno stato pietoso.  Bisognava fare le condutture di acqua, gas, l’impianto elettrico, la fossa biologica e tutto quello che occorre per una casa che parte da zero. C’erano da fare: il tetto che non faccia passare l’acqua, i pavimenti che erano completamente assenti, porte, finestre, e alla fine trovare i mobili da riempire i due saloni, la cucina e la scala.

Pur disponendo di un solo stipendio da impiegata, indebitata fin sopra i capelli, con un piccolo aiuto di un’amica, la Gabriella piano piano ci riuscì enza andare a chiedere aiuto a nessuno (è già difficile chiedere aiuto per gli esseri umani, figuriamoci per i gatti!). Alla fine il gattile è diventato una struttura impeccabile dal punto di vista organizzativo ed igienico sanitario. Ma a costo di estremi sacrifici dei suoi volontari…

 

 

Cuore di gatto

Da allora tra le mura  della  ex Polveriera si sono succedute molte vicende, tristi e felici, vissute in una meravigliosa simbiosi tra gatti e umani che si sentono…gatti. Lo stress del trasloco segnò la fine di parecchi abitanti del parco; il gatto, si sa, reagisce male ai bruschi cambiamenti del destino. Ma nel frattempo le sue mura si riempirono di gatti abbandonati, o vecchi sopravvissuti ai padroni che nessuno voleva più…

Vivere e lavorare quotidianamente in un gattile è un’esperienza unica, inspiegabile a chi non sa cosa vuol dire l’amore di un animale moltiplicato per cento e passa occhi, baffi, code. Quel centinaio di gatti di cui ci stiamo prendendo cura sembra essere un’entità psichica a se stante, composta da tante microstorie e realtà. Ti ricarica e ti dà energie per andare avanti, ma nello stesso tempo sei un suo nervo, e quando qualcuno muore muori anche tu.

Tanti ex abitanti del gattile si affollano sul Ponte dell’Arcobaleno per salutarci alzando la coda o per saltarci sulle spalle, come  faceva Bronco…

Tra loro ci sono Orazio, Sofia, Roby, Biancone, Pucci,  Micky, Beautiful, Tata, Titti, Pippi, Roso, Rufus, e poi Orso, Annibale, Gianni, Alfredo, Nicola…E anche quelli chi da noi furono portati solo per morire, dopo che hanno condotto una vita di fatica e di malattie sulla strada. Come Mauthausen, Napo, Gervaso o Celestino…

Siete sempre nei nostri cuori, ragazzi, e come voi là ci sono tutti gli altri che hanno lasciato su questa terra una piccola impronta della sua zampina…  

 

 

Appello

  Il gattile non cerca persone che vorrebbero solo curiosare…Abbiamo tuttavia  bisogno di coloro che sono disposti, di sacrificare, volontariamente, (dato che non abbiamo nessun tipo di contributo)  una parte del proprio tempo libero, anche ogni tanto, amando VERAMENTE  i gatti. Da fare c’è parecchio, ed è soprattutto il lavoro di pulizia e di giardinaggio. Coloro che abitano a Genova e i dintorni e sono provvisti di un’auto, sono i benvenuti. Naturalmente, come tutti i rifugi degli animali, abbiamo bisogno di mobili (soprattutto divani e poltrone), ogni tanto di qualche elettrodomestico, ma anche di coperte, teli, lenzuola, maglie, ecc.  

 

                  

Chi volesse contattare la responsabile  nonché “l’anima” del gattile “La Polveriera” può prendere contatti telefonando al n. 335/5686631  (GABRIELLA ARATA)

 

Credo che per spiegare chi è la Gabriella basterebbe leggere una delle sue poesie dedicate ai gatti. Eccola:

 

I MIEI OCCHI PIANGONO

COME IL MIO CUORE PIANGE

COME IL CIELO PIANGE

OGNI VOLTA CHE LASCIATE

QUESTA NON PIU’ VERDE VALLE

SONE LE UNICHE LACRIME VERSATE PER VOI

PERCHE’ PER VOI NON  C’E’ NESSUNA PIETA’

PERCHE’ VOI NON CONTATE

PERCHE’ VOI  NON PRODUCETE

PERCHE’ DIO NON VI HA FATTO COME GLI UOMINI

MA DIO VIA HA FATTO!

PERTANTO ESISTETE

AVETE IL VOSTRO RUOLO IN QUESTO BRUTTO MONDO

UN RUOLO MARGINALE

FORSE………

MA CI SIETE.

NON SIETE TIGRI, NE LEONI

SIETE SOLO MICI

PICCOLI DELIZIOSI FELINI

CHE CREDONO ANCORA CHE L’UOMO SIA UN AMICO

CHE CREDONO ANCORA CHE L’UOMO LI AMI

CHE CREDONO ANCORA CHE L’UOMO LI PROTEGGA

NON SANNO CHE L’UOMO NON AMA CHE SE STESSO

E FORSE NEANCHE TANTO

CHE SI UCCIDE PER IL GUSTO DI FARLO

NON PER NECESSITA’

IO CHE SONO UOMO MI VERGOGNO

IO CHE SONO UOMO VI CHIEDO SCUSA

IO CHE SONO UOMO VORREI TANTO ESSERE UN GATTO.