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gatto è poesia A noi gattari capita spesso di vivere dei forti sentimenti ed emozioni. Parlo del trauma della perdita di chi amavi, del senso di impotenza davanti a certi mali terribili e del muro di ignoranza ed indifferenza da parte di alcune cosiddette “persone normali”. A volte la sofferenza genera poesia che diventa così una forma di catarsi. E’ come un fiore che va a formare, dentro l’animo, una specie di corona fatta di ricordi e di esperienze che, anche traumatiche, una volta scritte si alleggeriscono… Confesso di non aver mai scritto poesie prima d’ora. Ma il gatto è poesia, per cui… ecco le mie prime prove. Leggetele solo se amate i gatti davvero e soffrite per loro! |
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Il gatto non c'è. Non si trova in casa. Non c'è sotto il letto, Dietro la poltrona, Nell'armadio. Non c'è! Mille aghi di ghiaccio nel mio cuore. Colpa, colpa, colpa. E colpa mia, perché è successa Una disgrazia al gatto! Vuoto enorme, cosmico. Vuoto di Gatto. Il cuore ghiacciato mi si spezza e cade. Un pezzo di ghiaccio per terra. Lo calpesto. Il nome del gatto risuona ed esplode In una dimensione senza tempo.
Un'ombra si stacca dal muro. E' tornato! lo stringo, mi sciolgo con lui. Grazie, Gatto! E' mio di nuovo, ma nelle sue pupille Si specchia ancora Quel che ha visto nell'Oltre il Muro...
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Fratelli
A Gigi Grigetti, Con il mio morbido pelo Accarezzai una pietra, E la pietra mi sorrise, muta: “Sei un fratello”. Con i miei occhi lunari Penetrai nell’animo di un fiore, E il fiore mi disse, fragile: “ Ciao, fratello”. Spiccai un balzo nel cielo, Toccai una farfalla al volo, E la farfalla gridò, spaventata: “Ehi, scherzi, fratello”! Parlai all’erba, al vento, Al sole e alle stelle, brillanti, E sentii risuonare nell’universo: “Salve, fratello”… Con il mio passo felpato Mi avvicinai a un uomo di strada: “Saluti, Fratello!” E lessi nella sua mente un pensiero seccato: “Via di qua, animale”! Sono un gatto, Fratello del sole e delle stelle, Fatto d’erba, di farfalla e di pietra. Sono soltanto un animale Per un uomo di strada, Piccolo e arrogante, che ha paura Di vivere e soprattutto di morire, Per cui teme il vento, il sole e le stelle, E prega il suo Dio, Credendosi tuttavia superiore Dell’erba, della farfalla e della pietra. Non sa quanti fratelli potrebbe avere.
Romeo
Romeo era un delizioso gatto bianco, randagio. Conobbi Sei un ricordo, Una nuvola bianca Che sale nel cielo Leggere, leggera, Leggera… Come lo era il tuo respiro. Cerco il tuo sguardo Invano… Su quali prati cammini ora Sognando le mani Della tua dolce amica? In un mondo lontano, lontano Lontano, O forse, molto vicino Corri sui prati fatti di luce E dei nostri ricordi. Ignoranza Incolore è il suo mondo Nulla è la sua impronta Grigia è la sua bandiera Ed è spenta e sudicia La sua minuscola anima Che si riaccende e si gonfia Detestando colui che è Diverso E odiando i Gatti
Il paradiso delle gattare
A Graziella
Città Vecchia (Trieste) Alla scomparsa Città Vecchia
E ai suoi gatti Sui muri e in mezzo ai rovi, Nella loro infinita attesa, I “gati” come anime dei defunti Vagano tra le ombre, Fissano con gli occhi speranzosi Le finestre murate E le porte sbarrate Nelle viuzze da dove la vita Se n’è andata.
Il gatto di nome Lizun
Un giorno feci il suo ritratto Saltavi su quel davanzale Fiero delle tue prodezze notturne, Una fiammata rossa, Una nuvola di dolcezza. Chissà se non lo stai facendo adesso In quel mondo che per te E’ sempre stato reale E che scorre attraverso il nostro. Ah! Si muove la tenda… Tenero amico mio, Per i miei occhi umani E’ soltanto un soffio di vento…
Bastet Antica dea-gatta egizia I cinquemila anni sono nulla… I templi tuoi esistono ancora, Non sono inghiottiti dalla sabbia… Abissi senza tempo, Gli occhi dei tuoi figli li rispecchiano, Da sempre. Ed è lì che loro vanno a morire E a rinascere. Amica. Maga. Madre.
La gattina “del tabacchino” In questo mondo crudele e violento Al tuo piccolo non restava altro da fare Che morire. Forse tu lo sapevi? I tuoi occhi smarriti non mi rispondono. Piccola e dolce madre, l’ avevi seguito.
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