
|
Alcune
poesie di Leopoldo De
Persio Leopoldo è un gattaro di Roma, un uomo molto impegnato nella protezione dei
gatti meno fortunati e, come dimostrano tutte le sue poesie, una persona
sensibilissima… |
|
Un gattino abbandonato
Come posso dir di no ad un gattino abbandonato? L’ accolgo,lo riscaldo,lo nutro. Mi commuove il pianto accorato, è sempre l’amore che prevale e mi lega, dolce è la magia di questa creatura smarrita profonda è la pietà che mi pervade, resto commosso e felice e come d’incanto mi perdo. Piccola creatura Come visione appari agli occhi miei. Non hai più le tenere cure della tua mamma. Posso abbracciarti,asciugare il tuo pianto, posso nutrirti e consolarti, poi col tempo diventeremo amici in una perfetta affinità. Ora riposa,dormi,sogna beato Sono vicino a te,non sei più solo.
Leopold Persidi
29-05-2002
Dimenticati
Siate
generosi buttate gigli a piene mani Sulle
tombe dei bambini. “delicato
verso di Virgilio” E’
giusto e doveroso! Ma
chi si ricorderà, dei
miei piccoli amici dimenticati? Tra
rovi,pietre di tufo ed erbacce. E’
solo mio il compito di piangerli E
a piene mani donare l’affetto, che
come un soffio puro e sincero esce
dal mio cuore. Sono
anche loro bambini. Crescerà
nelle loro misere tombe: una
bella di notte,un cardo una
malva,una margherita.
Sono
i fiori della pietà,ciclici e spontanei, ed
è fiore per loro il mio cuore che
mai li dimentica. Piange
la mia anima E
per sino le cose che ci circondano, si
mostrano pietose. Gli
uccelli a capo chino non cantano più. Regna la commozione,non c’è posto per il sorriso.
Leopold
Persidi
Volutamente Disfarsene,
scaricarli è facile
Basta
abbandonarli. E’
una tragedia che aggrava le mie sofferenze Ma
rafforza il mio amore per loro. Nessuna
cosa mi distoglie Anche
se sono immerso in un mare di difficoltà. Ogni
giorno come il primo e il seguente Lasciano
questi piccoli esseri , volutamente
scacciati. Allora
è la pietà che vince e dolcemente li accolgo. Eccoli!
Sono in uno stato pietoso Pieni
di acciacchi e malanni. Piangono,
hanno bisogno di cure e di affetto; mentre
la società è cosi lontana dalla pietà, il
mio amore vince e li accoglie tutti in uno abbraccio. Il
mio cuore è colmo di gioia, cosa
mi serve tutto l’oro del mondo? Sono
in mezzo a loro, sono
commosso sino alle lacrime. Fortunato
me,che ho incontrato queste dolci creature, non
sapete ignari cosa perdete! E’
male per l’anima separarsi dal mondo, e
di non aver realizzato,un’ innocente desiderio.
Leopold Persidi
Il
Faro
Non
sono voli della fantasia ma
espressioni e sentieri dell’anima. E’
solo un rifugio: Fortunati
coloro che approdano in questo sito. Povere
creature, ch’è
stata tolta da tempo la dignità; qui
trovano ristoro e amore rinnovata
fiducia verso l’uomo amico, serenità
e nuova speranza alla vita. Qui
non c’è diversità di specie ma
una profonda affinità di
sentiti ed elevati affetti. Qui
non si esiste ma si vive! Sino
all’ultimo respiro,circondati d’amore è
la pietà che piange e li accompagna. In
questo luogo di carità si nobilita l’uomo e
in altri simili, altrove. E’
gioia grande accogliere i pellegrini smarriti. C’è
un fremito ,un’ansia, assidua
è la preoccupazione ma
poi,è il cuor che vince tutte le avversità.. E’
il Faro la luce della speranza Dove beate sono le creature, che vi risiedono.
Leopold Persidi (08-10-2003)
I miei piccoli amici Questi
miei piccoli amici sono forse figli di un Dio minore? E
cosi tutte le altre povere creature , esposte
all’oltraggio , al sopruso, alla violenza . Il
mio Dio è anch’egli minore Poiché
rivolge lo sguardo altrove, quando
vengo calunniato, aggredito, vilipeso. È
solo l’amore che ho per questi esseri indifesi Che
mi fa sopportare gli scherni e le
angherie dei stolti. È
pur cosa nobile sopportare Ma
ribellarsi è lecito a tale malvagità. O
come dice Francesco : << questa
è vera letizia >> Tutto quello che contro ci viene.
Efriam
Piccolo
gattino nero non
volevi esser posato ma,
morire sopra la mano del cuore. Poi
non contento,ti ho abbracciato e
ti ho messo sopra il mio petto. Il
cuor mio batteva quasi all’unisono con
il tuo piccolo cuoricino affannato, volevi
morire così; come
volessi sentire i battiti del cuore della
tua mamma… Così
ti acchetavi, quasi dormivi nella
lunga agonia. Tutta
la notte sul petto, non
volevi essere posato altrove; solo
al mattino quasi incosciente, hai
trovato riposo sulla poltrona. Si
respiravi ancora, senza lamento, poiché
dormivi… se
pur rapido batteva il tuo cuore man
mano affievolito, più lento cedeva, ti consegnava al lungo sonno.
Leopold Persidi
Appena
nati
Sono
due piccoli neonati, la
morte li sta ghermendo, non
posso fare niente per loro. Non
sentono neanche il mio affetto, il
mio dolore. Si
lamentano, si stanno spegnendo lentamente. Oh
deleteria “entità”che ti appropri Di
due piccole vite appena sbocciate. Hanno
ancora gli occhi chiusi, ma
il pianto è così accorato, da
far fremere le membra. Ingiusta
“sorte” , che così tanto ti accanisci contro
chi non ti ha mai offeso. Dea di pochi fortunati.
PERENNI
Malgrado
acerrme persecuzioni, si
protrae e si perpetua la specie. Invitti,
perenni,resistenti al dolore, alle
sofferenze elargite a profusione da
esseri,che hanno frequentato e
frequentano la scuola degli orrori. Misteriosi,sanno
dirti tutto o niente, ma
trasmettono con i loro occhi malinconici
“rapiti” e misteriosi, i
disaggi dei millenni. Eleganti,flessuosi,rapidi,curiosi, incauti,sospettosi;sempre
pregni di
atavica paura. Liberi,al
tuo pari,non hanno padroni, donano
affetto incondizionato senza
lucrosi inganni, se
sicuri e protetti ronfano e dormono beati. Malgrado
le afflizioni in ogni tempo, generate
da mostri;ecco loro presentarsi di
un fitto mistero,ammantati di
un fluito impalpabile, inestricabile
fascino che avvince. Leopold Persidi 25-05-2004
Cielo
Sventurato
Sotto
questo cielo sventurato ove, tutti
i mali s’incontrano e si compendono; solo
rèsto a piangere i miei piccoli figli. Esondazione
di calunnie,di pianto e di paure. La
mia è la fatica immane di Sisifo, che
spinge il masso sulla vetta, poi ruzzola di
nuovo e sono costretto a riportarlo su, così per sempre sino alla fine dei giorni.
E’
il fato che si prende gioco di me,per aggiogarmi
al carro o all’aratro, imbrigliarmi con
arnese al collo, scomodo e perenne… Per
amor di queste mie creature, che
nessuno vuole e tutti diniegano. C’è
chi professa di volergli bene, sufficientemente,a
malapena li sopporta. Questi
sono i miei compagni di
tante sventure e rinnovate angosce; questi
sono il dolore, la sofferenza, i
disaggi, le paure… Questi
sono gli elargitori degli affetti eterni ove
l’anima pura trova conforto, altri
scacciano,essa li raccoglie e
li tiene stretti al cuore,perché beata immersa
nella gioia,sempre pronta a condividere le loro sofferenze. Leopold Persidi 27-05-2004
Dolcissima 27-06-2004
Dolcissima
Non C'è Più.
|