Il ritorno di Silvestro



Ero in Villa, a dar da mangiare ai gatti della colonia, quando all’improvviso 
pensai: ma ho lasciato un po’ di Tonno e Riso per Silvestro?!. 
Nulla di strano, nel pensiero stesso, ma Silvestro l’abbiamo seppellito il giorno 
prima, nel bosco della Villa, dove era solito a girare, sotto un grande albero. 
Il suo corpicino di un gatto nero e bianco, di più di 15 anni, secco e rimpicciolito
dall’insufficienza renale, era leggerissimo. 
Al funerale ha assistito, come al solito, qualche gatto della colonia. 
C’è  sempre qualche gatto  che viene alla sepoltura di un compagno, e strazio che 
lacera  i nostri cuori di gattare, viene come attutito da queste presenze furtive, 
dagli  sguardi curiosi. 
Ci fa pensare alla continuità della vita, nonostante tutto Silvestro si spense 
serenamente in una casa-gattile, dove fu portato qualche mese prima al termine  di  
un difficile intervento chirurgico, all’epoca brillantemente superato, con il  massimo  
stupore di tutto lo staff veterinario della clinica. 
Era uno dei pochi veri Principi della strada, Silvestro.
Aveva passato la sua vita movendosi tra la Villa, la mensa principale,  e adiacenti 
punti di ristoro, gestiti dai vari amanti dei gatti. 
Per 15 anni ha attraversato, con il passo lento, la trafficatissima Via che scorreva 
accanto alla Villa, facendo fermare le macchine al suo passaggio. 
Lo faceva più volte al giorno, e niente avrebbe potuto fermarlo. Deve aver vegliato, 
su di lui,  qualche divinità felina, se non ha mai preso un colpo mortale...
Nel suo incedere solenne ricordava un Lord inglese, sempre ben educato ed imperturbabile. 
Di lui ci rimarranno nella memoria il  naso un po’ lungo, un labbro storto, gli occhi vivi 
ed intelligenti, un dito della zampa anteriore sporgente, quasi un alluce vago, e lo sguardo
indagatore che chiedeva: "Allora? Oggi che cosa hai di buono per me?"
Non si agitava mai per il cibo, non litigava con nessuno. 
Quelle erano semplicemente cose riservate ai gatti plebei...
Era amato da tutti che lo conoscevano e nutrivano. Non faceva mai nulla per farsi amare, 
ma aveva un carisma speciale. 
Era Unico, il vecchio Principe del quartiere.
Aveva superato anche il distacco dalla terra, dagli alberi, dai rifugi improvvisati, 
abituandosi ai cuscini, ai divani ed ai gatti che gli dormivano sopra. 
Se veniva disturbato, mandava via i maleducati con un colpo preciso della zampa. 
Mai più di un gesto...
Quell’ultimo giorno che lo vidi vivo, lo accarezzai a lungo, dicendogli quanto gli 
volevamo bene. Mi rispose con un accenno alle fusa, e i suoi occhi spenti e fissi sulle 
ombre che lo chiamavano, si illuminarono per un istante...
Quella mattina c’era anche lui in Villa, etereo e più vivo che mai, contento di aver 
finalmente lasciato  il corpo consumato dalla malattia e di essere ritornato in Villa. 
Era venuto a salutarci tutti quanti, tra gatti e gattare, e a dirci: "Ehi, ragazzi! 
Che cosa c’è di buono qui, oggi?"
Sei nei nostri cuori, vecchio Silvestro...

 

 

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